Plutone Rapisce Proserpina

Aggiornato il: apr 23




Marmo di Carrara

255 cm (esclusa la base che è di 109 cm)

Roma-Galleria Borghese


Committente: Scipione Borghese il quale aveva pensato di collocare l’opera nel giardino di una sua villa fuori Porta Pinciana.

Il gruppo scultoreo preso in esame ha come soggetto il ratto ovvero il rapimento della giovane Proserpina, figlia di Cerere nonché dea del raccolto. La giovane, secondo il racconto mitologico, fu costretta a trascorrere sei mesi insieme a Plutone, Dio dei morti come conseguenza dell’aver mangiato sei chicchi di melograno da lui offerti e sei mesi sulla Terra insieme alla sua cara madre e si dice che l’inizio della Primavera coincida con il ritorno sulla Terra della ragazza e Cerere, felice, torna a colmare di beni il popolo che può godere del suo raccolto.









La tematica sviluppata ci riporta al “Ratto di Sabina” (1574-1580) realizzato dallo scultore Giambologna sebbene alcune fonti vedano un più chiaro collegamento tra la Proserpina di Bernini e la Susanna dell’opera “Susanna e i Vecchioni”(1607) realizzata dal pittore fiammingo Pietro Paolo Rubens, il quale dobbiamo dire che esercitó una forte influenza nella produzione artistica di Bernini (si notino, infatti, similitudini fra il San Sebastiano di Bernini e quello realizzato dal pittore Rubens così come i cupidi che molestano il satiro sono un riferimento agli angeli presenti nella “Crocifissione” di Rubens. Quest’ultima opera “Satiro molestato dai cupidi” segna la svolta del linguaggio artistico di Bernini il quale si allontana dallo stile del padre Pietro , tra l’altro anche lui scultore, che si contraddistingueva invece per uno stampo alessandrino) si pensa che il dipinto realizzato da Rubens nel 1607 fosse destinato allo stesso Scipione e che verso il 1623, periodo in cui Bernini realizzava quest’opera per il cardinale, gli venne data una cornice ed è per questo che intorno a quell’anno ci fosse un rinnovato interesse.







Come direbbe lo scrittore francese: François René de Chateaubriand “la scultura dona un’anima al marmo” e quindi lasciamo che questo gruppo scultoreo ci rapisca rendendoci testimoni di questo momento culmine dove la tensione è al massimo, corpi resi tenendo conto dei precedenti studi anatomici avviati e portati al massimo dell’espressività da Michelangelo Buonarroti, le emozioni dei personaggi sono perfettamente rappresentate e leggibili attraverso la gestualità e l'espressività dei volti. Plutone è contraddistinto dai suoi attributi regali (la corona e lo scettro) mentre dietro di lui, il feroce guardiano dell'Ade, Cerbero, controlla che nessuno ostacoli il percorso del padrone, girando le sue tre teste in tutte le direzioni. Proserpina lotta inutilmente per sottrarsi alla furia erotica di Plutone spingendo la mano sinistra sul volto del dio, il quale, invece, la trattiene con forza, con le sue mani grandi, affondando letteralmente le sue dita nella coscia e nel fianco della donna. Con questo dettaglio, attraverso cui Bernini ha reso con notevole verosimiglianza la morbidezza della carne di Proserpina, lo scultore ha dimostrato il suo stupefacente virtuosismo.

Bernini inoltre abbandona quella che era la precedente concezione manierista prediligendo la visione di un’opera da un punto di osservazione principale.




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