Critica all'opera: Nudo sdraiato

Aggiornato il: mag 13

Di Amedeo Modigliani



Lo spazio della tela è dominato dal corpo giacente di una donna nuda, sensualmente rappresentata con le braccia aperte. I lineamenti sono setosi, delicati, morbidi e le forme vengono messe in risalto da un gioco chiaroscurale che dona leggera profondità al quadro, e che ne evidenzia le forme femminili. Modigliani ha adottato una strategia particolare per mettere in risalto la parte alta del corpo, in particolare il seno prosperoso e il viso accuratamente truccato: un semplice cuscino azzurro. Il cuscino funge da elemento disturbante che ci fa spostare lo sguardo sulla parte alta del corpo. Non solo ciò è visibile dal punto di vista compositivo, ma anche dalla posa della donna, che sembra proprio, a livello dell’addome, protrarsi in avanti perché rialzata dal cuscino azzurro.



Di fatto la donna viene rappresentata in modo chiaro in un universo rosso e caldo, passionale e intimo, come se venisse messa a fuoco da una macchina fotografica, mentre il resto risulta poco definito, come se fosse immerso in un alone di mistero, in una dimensione in cui solo il culto della donna è permesso. È pertanto un quadro travolgente, che penetra, e ci fa riaffiorare i sentimenti primitivi che spingono l’uomo all’eroticità, a soddisfare i propri bisogni dionisiaci. L’uomo si fa rapire e a sua volta la donna si concede dando luogo ad un turbinio di passione e di sana curiosità che spinge i due amanti a passare un momento di intimità.


La posizione ammiccante e provocante della donna rimanda alla femme fatale che rapisce e seduce. Ma il messaggio che Modigliani ci vuole dare non è quello drammatico di Klimt della donna Giuditta, della donna mantide religiosa che incanta, ammalia, rapisce e uccide l’uomo, ma una donna dall’amore passionato, di una marcata eroticità, un amore che allude al desiderio più profondo e che scuote l’animo.




L’eros è una dimensione molto cara a Modigliani. La sfera erotica non è blasfema, ma è pura persuasione e induce l’uomo a seguire quella spinta vitale che ci caratterizza. La donna è nuda e privata di qualsiasi velo che la possa proteggere dallo sguardo voglioso degli spettatori curiosi, oppure dallo sguardo degli spettatori dell’epoca che ne denunceranno le volgarità.


Le figure sono contornate da una linea definita nera come nei quadri di Gauguin. La linea è il fondamento dell’arte di Modigliani. Essa descrive, costruisce, segna, stabilisce contorni, forme, scandisce spazio e chiaroscuro. Il segno carico di tensione, ora tagliente e inciso, ora energico e scavato, separa e congiunge.


I tratti del volto ricordano quelli della sua compagna Jeanne Hébuterne dai tratti orientali che si suicida due anni dopo la sua morte, ma anche quello di Teodora nella Basilica di San Vitale. Notevoli infatti sono i richiami alle forme primitive o quelle delle maschere africane, ampiamente studiate anche da Picasso. Ad esempio, ricorda la Venere di Willendorf, simbolo di prosperità delle forme piene ed elogio alla maternità e all’amore.


Numerosi sono i rimandi a Cézanne per lo studio delle forme denaturate, a Picasso durante il suo periodo africano e Toulouse-Lautrec per le sue donne.




Modigliani sviluppò uno stile unico, l'originalità di un genio creativo non compreso e rimasto nell’ombra per tutti gli anni della sua vita, contemporaneo al movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice che completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti. Eppure, tutti coloro che avevano posato per lui dissero


che essere ritratti da Modigliani era come "farsi spogliare l'anima".





Di Giulia Ghirardini





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